Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XII.djvu/28

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22 ATTO PRIMO

Sono le storie piene d’erranti peregrini,

Che hanno smarriti in fasce, viaggiando, i lor bambini.
Chi fu dai masnadieri, chi da’ nemici estinto,
Chi dalla fame oppresso, chi dal timor fu vinto.
Di tali avvenimenti sono le storie piene;
Spessissimo si vedono tai casi in sulle scene.
Chi sa che un giorno a caso non trovi il padre mio?
Ho in una certa parte un certo segno anch’io;
E se creder io voglio a quel che il cuor mi dice,
Nobile è il padre mio, se non la genitrice.

SCENA II.

Nardo e detti

Nardo. Signor, donna Marianna a veder m’ha mandato

Come sta: se la notte ha bene riposato.
Cavaliere. Dite a donna Marianna, che sto ben per servirla,
Che le son servitore, che sarò a riverirla.
Che subito verrei; ma un’ambasciata aspetto.
Portatele il mio nome in segno di rispetto..
(dà al servitore un biglietto col suo nome)
Fabio. Perchè mandarle il nome, se abita in quella stanza?
Cavaliere. Voi non sapete tuente; questa è l’ultima usanza.
Anzi: aspettate. È poco ch’io le ne mandi un solo.
Questo a donna Marianna, e questo al suo figliuolo,
E quest’altro a don Pedro, ch’è l’aio suo.
Fabio.  Ma insieme
Non stanno tutti tre?
Cavaliere.  S’usa così. Non preme.
Fabio. Benissimo; potreste, giacchè li avete fatti.
Complimentare i cani, complimentare i gatti.
Cavaliere. Voi non sapete niente. Rendete l’ambasciata.
Domandate a Madama se vuol la cioccolata...
No, ditele che meco a prenderla l’aspetto.
Andate... (il servitore parte)