Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XII.djvu/39

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IL CAVALIER GIOCONDO 33

Alessandro.  Deve piacere a me

Tutto quel che diletta madama di Bignè.
Madama. Aver non si potea miglior la compagnia.
(a don Alessandro)
Per causa vostra il viaggio si fa con allegria.
Davver, don Alessandro, siamo obbligati a voi,
Che abbiate risoluto di viaggiar con noi.
È ver, signor cognato?
Conte.  È ver, ci favorisce;
Ma il viaggio per se stesso chi viaggia divertisce.
Mio fratel, vostro sposo, a me vi ha confidata:
Non basta col cognato che siate accompagnata?
Che dirà mio fratello? Di noi che dirà il mondo,
Se siamo in terzo?
Madama.  Eh via, su ciò non vi rispondo.
Don Alessandro alfine è un cavalier gentile;
Il Conte mio marito è un cavalier civile.
Gode ch’io mi diverta; per ciò mi fa viaggiare;
E voi, signor cognato, non mi state a inquietare.
Conte. Io scriverò.
Madama.  Scrivete. Cavaliere. (a don Alessandro)
Alessandro.  Signora.
Madama. V’è piaciuta Bologna?
Alessandro.  Non l’ho veduta ancora.
Madama. Per me, quel che ho veduto mi par che sia bastante:
I portici ho osservato, la piazza ed il Gigante.
Sapete il genio mio: a viaggiar mi consolo;
Ma soglio in ogni loco fermarmi un giorno solo.
Conte. Qui v’è molto a vedere; onde per me direi
Ci restassimo almeno tre, quattro giorni, o sei.
Madama. Oibò! don Alessandro, vo’ partir domattina.
Alessandro. Partasi sul momento, se Madama il destina.
Madama. Sentite? Fan così gli uomini compiacenti.
Conte. È ver. Questa è la legge de’ cavalier serventi.
Ma io, signora mia...