Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XII.djvu/96

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90 ATTO QUINTO

Pedro. Noi sediamoci qui. Col favor della luna,

Godrem di belle scene. L’occasione è opportuna.
Conte. Amico, voi che avete occhi miglior de’ miei,
Ditemi, è mia cognata quella che viene?
Pedro.  È lei.
Conte. Smania al solito, e grida.
Pedro.  Con chi l’avrà al presente?
Conte. L’avrà col cavaliere, col povero paziente.

SCENA IV.

Madama di Bignè, don Alessandro e detti.

Madama. Di voi non ho bisogno. So andarmene da me.

Ancor non conoscete madama di Bignè.
Ciascun segua a sua voglia le inclinazioni sue;
Chi me n’ha fatto una, non me ne farà due.
Alessandro. Perdonate, Madama...
Madama.  Un cavalier bennato
Tratta meglio le dame, con cui vive impegnato.
Un’ora d’orologio farmi aspettar così?
Alessandro. Spero, se mi udirete...
Madama.  Farmi aspettar? per chi?
Per una che voi stesso essere confessaste
Femmina vil, che un tempo prodigamente amaste.
Alessandro. Non gridate sì forte. Su via, siate bonina.
Madama. Andate a trattenere la vostra pellegrina.
Alessandro. Sederò qui con voi, se a me non lo negate.
Madama. La vostra pellegrina a trattenere andate.
Alessandro. Madama, io ci anderò.
Madama.  Andate, fate presto:
Alessandro. Io ci anderò, Madama, e se ci vo, ci resto.
Madama. Restateci, di voi non m’importa niente.
Alessandro. Madama di Bignè, servitor riverente.
(si scosta da lei e va vicino a Lisaura)