Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XIII.djvu/289

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LA DONNA STRAVAGANTE 283

V’amo, lo giuro ai numi, e vi amerò in eterno.

Livia. Posso sperar che, prima della germana ardita,
Sia la destra di sposo alla mia mano unita?
Rinaldo. Può di ciò assicurarvi mia mano in sul momento.

SCENA XX.

Don Riccardo di casa, e li suddetti

Riccardo. Olà, qui la nipote? Signor, tale ardimento?

Tentar nobil fanciulla? Pria che di peggio accada,
Delle parole invece, rispondami la spada.
(impugna la spada)
Rinaldo. Son cavalier, signore... (mette la mano sulla spada)
Livia.  Fermate; (a d. Rinaldo) il torto vostro
Di riparar qual devesi, sarà l’impegno nostro.
Cessino i fieri sdegni, e sia con minor caldo
La spada che rispondevi, la man di don Rinaldo.
Riccardo. Il ritiro è codesto?
Rinaldo.  Signor, questa è mia sposa.
Livia. E l’imeneo precedere vedrassi a donna Rosa.
Rinaldo. Deh signor, compatite, se amor mi rese ardito.
Riccardo. Farà amor le mie parti nel rendervi punito.
Livia. Signor, qui esposti siamo di bassa gente al guardo.
Riccardo. Per donna di consiglio il pensamento è tardo.
Pria che da me non sciolgavi il titolo di sposi,
Rientrar donna fantastica nel tetto mio non osi.
Livia. Ecco la man.
Rinaldo.  Son pronto.
Riccardo.  Sia solenne il contratto.

SCENA ULTIMA.

Don Properzio, don Medoro e detti.

Properzio. Ecco due testimoni.

Medoro.  Il matrimonio è fatto.
Properzio. Or sarà più contenta ancor vostra germana. (a Livia)