Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/251

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LA PUPILLA 243

Non m’ingannate.

Quaglia.  Dagli la mano.
Caterina.  Eccola!
Orazio. O cara mano, che nel cor consolami,
La mia ti stringe, e ti prometto e giuroti
Eterna fede.
Quaglia.  Il matrimonio è in ordine.
Andiamo, o figlia, andiam nelle tue camere
A far la scritta, e messer Luca troviti
Sposa già fatta, che disfar non possasi.
Caterina. Ahi, che ancor tremo.
Quaglia.  Passerà pochissimo,
Che Orazio ti potrà dal seno togliere
Il timor di fanciulla.
Orazio.  Sento strepito.
Gente s’avanza.
Quaglia.  Presto, ritiriamoci.
Caterina. Oh sventurata! che il tutor non veggami.

SCENA III.

Quaglia solo.

Quanti sudori a guadagnar ci vogliono

Cento scudi! e diran ch’è un’arte facile
Viver d’inganno, di raggiro e scrocchio?
Affè di bacco, gli avvocati celebri
Tanto non fan per attrappare il giudice,
Quanto fec’io per incantar la semplice.
Ma caldo caldo che mi vada a prendere
I cento scudi, innanzi che si scordino.
Se verrà messer Luca, il matrimonio
Fatto è co’ fiocchi, ed or più non si revoca.