Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/262

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lei (n. 1702 M. V.; m. 1767) e n’ebbe tre figli maschi, Domenico (n. 1736, Camerlengo a Brescia nel 1781; Provveditore in Asolo nel ’93 e a Orzinuovi nel ’95); Francesco (n. 1740, m. 1811; sedette a lungo nella Quarantia Criminale) famoso poeta degli apologhi veneziani; e Camillo Bernardino (n. 1745, m. 1820; sposo nel ’67 a Cecilia Semitecolo, Provveditore a Prevesa nel 1733, Podestà a Vicenza 1786-88, poi Senatore e Avogador di Comun) noto per gli amori con Elisabetta Caminer Turra, ma più per l’ode della Magistratura che a lui intitolò il Panni.

Pochi mesi dopo la dedica della Pupilla, improvvisamente era tratto in carcere il marito di Cornelia all’isola di S. Spinto «stante la di lui molto depravata condotta», come raccontano i Notatorj inediti del Gradenigo presso il Museo Correr di Venezia (alla data 25 sert. 1757), e fu indi mandato nella fortezza del Cattaro, donde non usci più; e i figli venivano rimessi nel Seminario dei Nobili alla Giudecca. Il turpe mistero ci è rivelato dalle Memorie del Casanova. Il celebre avventuriere aveva conosciuto qualche anno prima a Venezia un tristissimo figuro, di nascita milanese, chiamato don Ant. Croce. «Un noble vénitien, noble de naissance et fort ignoble d’habitudes, un nommé Sgombro, de la famille Gritti, en devint amoureux, et Croce, soit plaisanterie, soit goùt, ne lui fut pas cruel» . Divulgatosi lo scandalo, il governo intimò al Croce lo sfratto, ma «peu de temps après, l’infame Sgombro séduisit ses deux fils encore jeunes, et, malheureusement pour lui, il mit le plus jeune dans la necessità d’avoir recours au chirurgien. L’infamie devint publique, et le pauvre enfant confessa qu il n’avait pas eu le courage de désobéir a l’auteur de ses jours». Di qui, se non vi è esagerazione nel racconto, la condanna del mostro libidinoso. «Ce Sgombro», aggiunge poi il Casanova, «avait une femme charmante qui, je crois, vit encore. Cette femme, nommee Cornelie Gritti, aussi célèbre par le charme de sa figure que par ceux de son esprit, a conserve sa beauté malgré les ans. Devenue maitresse d’elle-mème par la mort de son indigne époux, elle se donna bien de garde de convoler a d’autres noces; elle chérissait trop son indépendance: mais, comme elle n’était pas insensible au plaisir, elle agrèa l’hommage des amants qu’elle trouva de son goùt» (Mémoires, Paris, Garnier, II, 489-490).

La bella Sgombra (cosi la chiama il confidente Medri in una sua riferta dell’11 genn. 1757) che restò vedova nel 1767 (v. Fasti dell’illustre famiglia Gritti, Ven. 1878; ma secondo Casanova nel 1758), era stata iniziata all’arte della poesia e degli amori dall’abate Frugoni, e per molti anni riscaldò la musa senile, se non il cuore, del buon Comante, che a quando a quando abbandonava le pastorelle del Taro, per rivedere e ricantare sulle lagune veneziane la infedele Aurisbe (o anche Eurisbe) Tarsense, com’era detta in Arcadia (v. Em. Bertana, Intorno al Frugoni, in Giorn. Stor. d. lett. it., 1894, f.° 3; e Abd. Salza, La Lirica ecc., in corso di stampa, Milano, Vallardi, pp. 221-3). Forse in grazia di lei, il Goldoni dedicava all’abate, nella primavera del 1758, dopo di averlo conosciuto alla Corte dei Borboni, il Cavalier Giocondo (v. vol. XII). Ma delle gelosie, non si sa bene se d’arte o d’amore, del principe dei lirici italiani di quel tempo per il grande commediografo, che cessarono solo nel ’62, quando il G. andò in Francia (v. Mém., II, e. XLVI) parlò da tempo argutamente Achille Neri (Comante, Aurisbe e Polisseno Fegejo, in Fanfulla della domen., 1882,