Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/419

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LA VEDOVA SPIRITOSA 411

Luigia.  Se voi non mi badate...

Sigismondo. Ero nel bel confuso. Vi supplico, restate.
Luigia. Sola restar non lice.
Sigismondo.  (Questa onestà mi piace). (da sè)
Luigia. (Più vago è l’avvocato. Ma pur non mi dispiace).
Sigismondo. (Disse ben donna Placida. Ha un’aria che consola).

SCENA VI.

Don Anselmo e detti.

Anselmo. (Un uom colla ragazza? che fan da solo a sola?)

Luigia. (Ecco il vecchio importuno).
Anselmo.  A tempo io son venuto.
(a donna Luigia)
Sigismondo. Cara donna Luigia.... (ah, non l’avea veduto).
(accorgendosi di don Anselmo)
Anselmo. Se voi non mi vedeste, della fanciulla allato,
Ah povero infelice! amor vi avrà acciecato.
E voi, buona fanciulla, sola ad un uom vicina?
Dov’è la suora vostra? dov’è la dottorina?
Quella che sa dir tanto contro chi pensa al bene.
Perchè la pecorella a custodir non viene?
Sigismondo. (Infatti è mia la colpa, e sofferir bisogna
D’un uom che dice bene, gl’insulti a mia vergogna).
(da sè)
Luigia. (Signor, voi che sì saggio e virtuoso siete,
Col mezzo della serva da me che pretendete?)
(piano a don Anselmo)
Anselmo. (Vi parlò Clementina?) (a donna Luigia, dolcemente)
Luigia.  (Mi parlò, sì signore).
(a don Anselmo)
Anselmo. (Sopra di tal proposito cosa vi dice il core?)
(a donna Luigia)
Luigia. (Mi dice il cuor che un uomo tanto lontan dal mondo,
Lo fa per rilevare che penso e che rispondo.