Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XIV.djvu/498

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Isidoro. Uditemi dunque. Dopo che don Anselmo ebbe con voi quel certo battibuglio rissoso, corse a ritrovare don Carolina; dis- segli che donna Placida voleva dar marito a donna Luigia, che era don Sigismondo un cattivo partito, che le nipoti hanno da dipendere dallo zio, e che questa volta non doveva per- mettere, che si facesse un simile parentato. Don Carolina, che in vita sua non ha mai detto di no, nsposegli: Sì signore, farò che il parentato tramonti. Soggiunse allor don Anselmo: Si vede per altro, che alla fanciulla non piace di restar libera, e che desidera di maritarsi, onde vi consiglio di collocarla; ed egli rispose: Signor sì, la collocherò. Si vide, che il volpone voleva chiedere la fanciulla per se medesimo, ma perchè egli aveva nello scoprirsi un poco di soggezione, disse: Lasciate fare, don Carolina, che il cielo provvederà. Le ritroverò io un partito a proposito, per zelo di vera amicizia vi prometto di faticare anche in questo. Mi promettete il farlo? rispose don Carolina. Sì signore, ve lo prometto. In questo arriva don Sigismondo alterato, smanioso, appena ci saluta, accostasi immantinente a don Carolina, e con poche parole gli domanda la fanciulla in isposa. Don Carolina, per soggezione di don Anselmo, resta in- cantato, e non sa risponder parola. Don Anselmo principia a dire delle ragioni incontrario, quell’altro dice delle ragioni in difesa; si contrasta, si oppone, i rivali si scaldano, uno ha il bastone in mano, l’altro una sedia, e in questo arriva don Ferramondo; il vecchio trema, quell’altro prende fiato, e don Carolina sempre più si confonde. Narrano al capitano la diffe- renza, l’invitano a dire la sua opinione, egli ascolta, poi dice che non è cosa da farsi con precipizio, che si dee prender tempo, e gli consiglia a rimettere la faccenda in mano di un avvocato. Don Carolina, che per l’appunto cercava trovare alcuno che lo consigliasse, mandò per don Fausto; lo hanno trovato, è venuto, ed egli che è buon legale, disse che innanzi di tutto convien sentire la disposizione della ragazza. Allora don An- selmo, alzando gli occhi al cielo, disse: Ah, che pur troppo la gioventù sconsigliata suole desiderare il suo peggio; la ca-