Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/399

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LA DONNA DI GOVERNO 391

Felicita. (È un diavolo costui. Guarda ben, Valentina).

(piano)
Valentina. Siete molto furioso. Che avete stamattina?
Baldissera. Mi scaldo per amore.
Valentina.  Via, calmatevi un poco.
Già son vostra, il sapete.
Baldissera.  (Ah maladetto gioco!) (da sè)
Valentina. Andate, Baldissera, perchè se il vecchio viene,
S’egli vi trova meco, non averò più bene.
Baldissera. (Ha un anel nelle dita, ch’è nuovo, a parer mio).
(da sè, osservando l’anello che ha Valentina in dito)
Valentina. Andiam, venite meco. (a Baldissera)
Baldissera.  (Beccarmelo vogl’io). (da sè)
Poco fa mi è venuto da comprare un anello
Per pochissimo prezzo, ma galantino e bello.
Se avessi avuto il modo, me l’averei comprato.
Valentina. È più bello di questo? (gli mostra l’anello che ha avuto)
Baldissera.  Questo chi ve l’ha dato?
Valentina. Il padrone.
Baldissera.  Cospetto!
Valentina.  Che son questi cospetti?
Baldissera. E non volete poi ch’io dica e ch’io sospetti?
Valentina. Di che?
Baldissera.  Non dico nulla.
Felicita.  Come! geloso siete?
Se sarete geloso, il proverbio il sapete.
Valentina. Spiacevi che il padrone me l’abbia regalato?
Baldissera. No, ma in dito portandolo, troppo quel don vi è grato.
Se la mia Valentina mi ama con cuor sincero.
In me d’ogni sospetto distruggerà il pensiero:
E se di me fa stima più che del suo padrone,
Lascierà quell’anello a mia disposizione.
Valentina. Sì, la tua Valentina di cuore a te lo dona.
Caro il mio Baldissera. (gli dà l’anello)
Felicita.  Uh povera minchiona!