Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/180

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Marinetta. E pur a vostra fia el gh’ha dà un aneletto.

Lucietta. Dasseno! Chi l’ha ditto? Vardè che bel soggetto!
Marinetta. Perchè torlo?
Bettina. Noi vai gnanca diese ducati.
Lucietta. I crede mo sti siori... Va là! poveri matti!
Se mia fia ghe tendesse, la perderia el concetto.
Ferdinando. Grazie delle finezze.
Lucietta. (Oh siestu maledetto!)
Bettina. (Alo sentio?) (a Lucietta)
Marinetta. (Gh’ho a caro).
Lucietta. Perchè no alo tasesto?
Bisognava star là, che laveria godesto.
Lo savevimo tutte che el giera m quel canton.
L’ho visto, me n’ho incorto, col xe vegnìi in scondon(i).
E ho dito quel che ho dito per far vogar (2) Marina.
Ho volesto far scena. No xe vero, Bettina?
Bettina. Siora si.
Felice. (Oh che galiotta!)
Marinetta. Volte quella brisiola (3).
Ferdinando. Sì, anch’io vi ho conosciuto colla vostra figliuola,
Questa mattina m maschera in foggia differente,
E ho detto quel che ho detto sincerissimamente.
Lucietta. Dasseno?
Ferdinando. In verità.
Lucietta. Da cavalier, la godo.
Ferdinando. Piacciono i begli spiriti ancora a me, sul sodo.
Felice. A monte, a monte tutto; anemo, cossa femio?
Me sento a sgangolir (4). Magnemio o no magnemio?
Marinetta. Ande a avvisar sior’amia. (ad un servitore)
Felice. Me balla le buele.
Marinetta. No se ghe vede più. Impizzè le candele.
(ad un servitore)
(I) Di nascosto. (2) Per far arrabbiare: v. Boerio. (3) « Voltate il discorso
Cameroni. Brisiola, braciola. (4) « Languire di fame »: Cameroni.