Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/212

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Mariuccia. L’abbiamo fatto due volte, si potrebbe fare la terza.

Costanza. Sì signora, e la terza, e la quarta, e la quinta, e quante volte mi pare e piace. Mi preme di comparire, e quando una donna non ha la testa acconciata bene, può avere intorno tutto quello che vuole, non comparisce.

Mariuccia. E poi sarà capace di mettersi la bautta in testa e rovinarsi tutta l’acconciatura.

Costanza. Voi a questo non ci avete a pensare. Se anderò in maschera, mi metterò la bautta, e se resto in casa, e se vien qualcheduno a trovarmi, non voglio che nessun possa dire che io non sono di buon gusto. Ieri sera alla festa da ballo venivano tutti a vedere la mia acconciatura per una cosa particolare.

Mariuccia. E non l’ho acconciata io ieri sera?

Costanza. Sì, ma quanto tempo ci abbiamo messo.^

Mariuccia. Eh poco. Dalle quindici sino alle ventidue.

Costanza. Purchè le cose siano ben fatte, pazienza.

Mariuccia. Eh signora, quando averà marito, non consumerà tanto tempo alla tavoletta.

Costanza. Oh, in quanto a questo poi, il mio signor marito qua- lunque sarà, avrà la bontà di non impacciarsi negli affari della mia camera.

Mariuccia. Favorisca, signora, ha niente per le mani ancora?

Costanza. Mio padre mi ha proposto vari partiti, ma io non sono contenta di nessuno di loro. Vi è un certo Conte che non mi dispiace; ma non ho fretta di maritarmi; sai che io sono di beli’ umore. Piacemi l’allegria, e se posso fare a meno, non voglio guai.

Mariuccia. Ella pensa benissimo; e sono anch’io del parere me- desimo. F^ino che si è in libertà, si può ridere allegramente.

Costanza. E levata la signora zia?

Mariuccia. Sì signora, si è alzata ch’ è un pezzo.

Costanza. Gran vecchia è quella! Ieri sera ha voluto venir con me alla festa di ballo. Siamo venute a casa tardissimo, ed oramai è alzata.