Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/214

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Mariuccia. Ve n’erano rimaste due buone chiccare, e la cara vecchia è andata in cucina, e se l’è bevuta tutta, che non n’è rimasto un gocciolo. (parte)

SCENA III.

Costanza, poi Felicita in maschera con bautta.

Costanza. Fa per conservarsi bene la poverina. La compatisco. È una gran cosa per noi quell’aver da diventar vecchie. Quando ci penso, mi vengono i sudori freddi.

Felicita. Serva, signora Costanza.

Costanza. Serva sua, signora Felicita.

Felicita. Coli’occasion della maschera, son venuta un poco a vedervi.

Costanza. Mi avete fatto piacere. Gran bel comodo è in Ve- nezia la maschera. Ecco qui, una donna civile, quand’ è ma- ritata, può andar sola a far le sue visite, o far gì’interessi suoi, senza una menoma osservazione.

Felicita. Saranno oramai tre ore che io sono in giro.

Costanza. Brava davvero! So pure che siete restata al festino dopo di me.

Felicita. Sì certo, ed ho ballato sin giorno.

Costanza. Accomodatevi, sarete stanca.

Felicita. Non sono stanca, ma sederò volentieri. (siedono)

Costanza. Quante ore avete dormito?

Felicita. Niente. Non ho nemmeno toccato il letto. Terminata la festa, m’immascherai, come mi vedete. Andiedi a casa, mi ac- costai alla camera. Intesi che mio marito ronfava, ed io senza disturbarlo me l’ho battuta.

Costanza. Sarete piena di sonno.

Felicita. Tornerei ora a ballare, fresca fresca come una rosa.

Costanza. Ci sarei stata anch’io volentieri fino al termine della festa, ma avevo meco quella anticaglia della signora zia, e per compassione di lei ho dovuto partire.