Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/218

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avrà ella in petto un nastro color di rosa. Ora, per farlo un po’ taroccare, facciamo così, signora Felicita. Mettiamoci al petto tutte due un nastro color di rosa compagno; eccoli qui, uno per voi, e un per me; andiamo poscia al caffè tutte due ma- scherate, e godiamo la bella scena, (si puntano ì nastri al petto)

Felicita. Sì sì, ci prenderemo un poco di spasso. Ma ditemi, cara amica, questa burla che vogliamo fare al contino Rinaldo, che la facessimo al cavaliere Odoardo?

Costanza. Eh, col Cavaliere non mi ci metto; la sa più lunga di noi.

SCENA VII.

DOROTEA, Pasquina e dette.

Dorotea. Oh di casa. Ci è nessuno?

Felicita. Sentite. (a Costanza)

Costanza. E la signora Dorotea; ed è colla figliuola.

Felicita. Già si sa, madre e figlia sono sempre in giro.

Costanza. Venite avanti, signora.

Dorotea. Serva sua, signora Costanza.

Costanza. Serva sua, signora Dorotea.

Pasquina. Serva divota. (a Costanza)

Costanza. Serva umilissima. (a Pasquino)

Felicita. Serva loro. (a Pasquino e Dorotea)

Dorotea. Serva obbligatissima. (a Felicita)

Costanza. Siete per tempo in maschera. (a Dorotea)

Dorotea. Che volete? lo faccio per dar piacere alla mia figliuola.

Felicita. E intanto vi divertite anche voi.

Dorotea. Eh, per dire la verità, il divertimento non mi dispiace.

Costanza. Sedete, se comandate.

Dorotea. Sì signora, sono un poco stracchetta.

Costanza. Anche voi, signora Pasquina.

Pasquina. Oh, io non sono stanca.

Costanza. Eppure la notte passata avete tanto ballato.

Pasquina. Anche ora ballerei, se potessi.