Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/229

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SCENA XIV.

Il Conte, Nicolò, poi Dorotea con Pasquina.

Nicolò. Comanda ella il caffè?

Conte. Va al diavolo anche tu.

Nicolò. (Queste veneziane la sanno lunga). (da sè, e parte)

Conte. Vo’ seguitarle, voglio conoscerle.... Oh, ecco delle altre maschere col nastro in petto. Cui sa che una di queste.... Sono imbrogliatissimo. Queste veneziane mi vogliono far im- pazzire.

Dorotea. (Costanza e Felicita non ci sono. Aspettiamole, che) verranno). (piano a Pasquina)

Pasquina. (Guardate, signora madre, il Contino che mi ha donato) l’anello). (piano a Dorotea)

Dorotea. (Oh sì; sta zitta. Facciamolo un po’ strolicare). (piano a Pasquina)

Conte. (Quei maledetti nastri mi pongono in confusione), (da sè)

Dorotea. Serva sua.

Conte. Servo divoto.

Pasquina. La riverisco.

Conte. Padrona mia.

Dorotea. Fate gran carestia della vostra persona. Conte, lo? Non vi capisco, signora.

Dorotea. So ben io quel che dico. Delle amiche vecchie il signor Conte non si degna più.

Conte. In Venezia io non ho veruna amicizia. Fatemi la finezza di dirmi almeno chi siete.

Dorotea. lo mi chiamo Pandora.

Conte. E voi? (a Pasquina)

Pasquina. Ed io mi chiamo Marfisa.

Conte. Due bellissimi nomi! Brave, signore mie. Veggo, conosco che vi piace assai divertirvi, e che vi dilettate di prender per mano un povero forastiere. Ma avvertite che, se mi ci metto, saprò rifarmi ancor io.