Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/234

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Conte. Sì quello, perchè mi viene scritto in un foglio, che lo vedrò in petto ad una che mi vuol bene.

Silvestra. Favorisca, quel viglietto comincia così? Signor Conte adorabile.

Conte. Sì certo; eccolo qui per l’appunto. Voi dunque ne siete informata. Voi mi saprete dir chi l’ha scritto.

Silvestra. Per dirla.... il carattere è mio.

Conte. Siete voi dunque l’incognita che mi ama?

Silvestra. (Giacche non vi è Costanza, voglio tentar la mia) sorte). Certo, sì signore, io sono quella che, come dice il viglietto, notte e giorno per voi sospira.

Conte. Ti ringrazio, fortuna: ho finalmente scoperto quello che io tanto desideravo. Ma posso sperar, signora, che sia il vostro cuore sincero?

Silvestra. Capperi! sincerissimo. Le giovani mie pari non sono capaci di dir bugie.

Conte. Oh cielo! Siete fanciulla, giovane, o maritata?

Silvestra. Eh, sono ancora zitella.

Conte. (Muoio di volontà di vederla). Caffè. (chiama)

Nicolò. Eccolo qui prontissimo, (con cogoma e guantiera con chiccare)

Conte. Si smascheri, signora.

Silvestra. Ci è nessuno?

Conte. Nessuno. (Non vedo l’ora).

Silvestra. Eccomi. Mi conosce? (si leva il volto)

Conte. (Oimè!)

Silvestra. Che cosa è stato?

Conte. Niente, niente.

Silvestra. Si sente male?

Conte. Un poco.

Silvestra. Poverino! Saprò io consolarvi.

Conte. (Oh^ che tu sia maledetta!) (da sè)

Silvestra. E buono questo caffè?

Nicolò. Non si domanda nemmeno. L’ho fatto apposta.

Silvestra. Metteteci ben bene dello zucchero. Mi piace il dolce; e a voi. Contino?