Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/239

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Leonardo. Vorrei, vorrei.... vi dirò. Siamo ora senza serva in casa, perchè con lei nessuna ci può stare più di otto giorni. Ieri la mia signora ha portate via le chiavi del burro, dell’armadio, della credenza, ed io per non far strepito sono andato a dormir senza cena. Questa mattina l’ho aspettata finora. Ho fame, e non ho un maledetto quattrino per provedere il bisogno.

Mariuccia. Povero mamalucco.

Leonardo. Ma non mi strapazzate.

Mariuccia. Niente, niente, aspettate. Finche ritorna la signora Felicita, volete che io vi faccia una buona zuppa?

Leonardo. Una zuppa!

Mariuccia. Sì, nel brodo di cappone; e con del buon parmi- giano sopra.

Leonardo. Non vorrei....

Mariuccia. Eh sciocco.

Leonardo. Ma voi sempre....

Mariuccia. Zitto, zitto, aspettate. Vado a ordinar la zuppa, e vi scalderete un poco lo stomaco. Vi hanno portate via le chiavi? Uh povero alocco! (parte)

Leonardo. E bella di costei, che non sa far altro che maltrat- tare. Ma non mi pare la cosa cotanto strana. Sono avvezzo da mia moglie a soffrir di peggio.

Mariuccia. (Ritorna con salvietta, tondo e posata) Fino che bolle il brodo, e che si bagna la zuppa, voglio preparare quel che bisogna per il mio caro signor Leonardo. Aiutatemi a tirar innanzi quel tavolino. (tutti due tirano il tavolino innanzi)

Leonardo. Ma se vien gente?

Mariuccia. Che importa?

Leonardo. C è il signor Luca?

Mariuccia. Ci è il sordo, ma non sa niente.

Leonardo. Non vorrei che dicesse....

Mariuccia. Ma siete il gran maccherone.

Leonardo. Grazie.

Mariuccia. Sedete, ch’ è qui la zuppa, (un sercitore porta la zuppa,) e Mariuccia lo fa sedere per forza.