Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/243

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Battistino. Il vostro servitor Battistino. (accostandosi a lui dall’altra parte)

Luca. Come? ■ (a Battistino, non intendendolo)

Leonardo. Vi prego scusarmi.

Luca. Cosa dite?

Leonardo. Vi domando scusa. (forte assai)

Luca. Cosa è questo strillar così forte? Sono qualche sordo?

Mariuccia. (chiamandola)

Mariuccia. Signore.

Luca. Non rispondi? Mariuccia.

Mariuccia. Signore. (più forte assai)

Luca. Chi li ha fatti venire?

Mariuccia. La signora Silvestra.

Luca. Chi?

Mariuccia. La vecchia. (forte)

Luca. Come?

Mariuccia. La vecchia, (più forte) Che ti venga la rabbia, mi vuol far sfiatare.

Luca. Siete amici di mia sorella?

Leonardo. Scusatemi, signore; sono venuto qui per cercar mia moglie, e per riverire le signore di casa. Sono tutte fuori, e frattanto che si aspettano, sono qui favorito.

Luca. Questa notte mi è calata in questa orecchia una flussione; da questa parte ci sento poco, favorite venir da quest’altra. (restando voltato verso Leonardo)

Leonardo. Già che siete da quella parte, fate voi, Battistino, le nostre scuse.

Battistino. Signore... vi dirò... Ci siamo presa la libertà... Per- ch’essendo venuti a ritrovare quelle persone che non abbiamo trovate...

Luca. Siete voi che parla? (a Leonardo)

Leonardo. Non signore, è quell’altro. (accennando Battistino)

Luca. Oh! l’avevo a tergo, e non me n’ero accorto.

Mariuccia. (Sono cose da crepar di ridere). (a Leonardo)

Leonardo. Permette, signore? (accennando di voler tornare al tavolino)

Luca. Vuole andar via? S’accomodi. (a Leonardo)