Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/249

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SCENA VIII.

Felicita, Costanza, poi Mariuccia,

Felicita. Ditegli qualche cosa.

Costanza. Che volete che io gli dica? È mio padre.

Felicita. Questi vecchi vogliono sempre strapazzare la gioventù.

Costanza. E la gioventù si burla della vecchiaia. Siamo del pari; non ci stiamo a confondere per queste piccole cose. Che dite della scena del nastro?

Felicita. Io non ne poteva più: mi sentiva proprio crepar di ridere.

Costanza. E mia zia Silvestra dove mai sarà andata?

Felicita. Non è in casa?

Costanza. Oibò, non è in casa; è uscita in maschera dopo di noi.

Felicita. Gran vecchia è quella.

Costanza. Certo: è una cosa particolare.

Mariuccia. Signora, è qui il cavaliere Odoardo, che le vorrebbe fare una visita.

Costanza. È padrone: già il pranzo l’ho ordinato per le ven- tiquattro; si pranzerà e cenerà tutto in una volta.

Felicita. Sì sì, di carnovale per solito tutte le cose si fanno di- versamente.

Mariuccia. Anche il signor Leonardo potrà aspettare a mangiar questa sera.

Felicita. Perchè ha quasi pranzato, non è egli vero?

Mariuccia. Sì certo, e gliel’ho dato io.

Felicita. Avete fatto benissimo. Con licenza della vostra padrona, fate così ogni giorno, che mi contento.

Mariuccia. Se non mi volesse bene, non verrebbe da me.

Felicita. Per il ben che vi vuole, gli dovreste dare anche il vostro salario.

Mariuccia. E voi non ne sareste gelosa?

Felicita. Niente affatto.

Mariuccia. (Ci ho una rabbia del diavolo. Mi voglio mettere) al punto). (parte)