Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/262

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" Come la bella impone, no deve dire, e sì. " Ha da vegliar le notti, dee sospirare il dì (’). " Soffrire anche tal volta qualche rivale al fianco, " Venir per gelosia rosso nel viso, e bianco, " Ma non ardir giammai di dir quel che ha veduto, " Di risarcir sperando quel poco che ha perduto. " Cedere talor deve la mano al forestiere, " Mai di nulla dolersi (2), mai pretensioni avere; " Parlar, quando ella parla, tacer, quando ella tace, " Saper quando il parlare, quando il tacer le piace. " Soffrir qualche insolenza, soffrir qualche strapazzo, " A costo anche tal volta di comparire un pazzo (3). Fin qui parla il poeta nel Cavalier Giocondo; Al poeta e alle donne io nel mio cuor rispondo: Di servitute onesta stimo l’onore anch’io. Ma a condizion sì dure, signore donne, addio. (parie)

Costanza. Non gli è bastato dire i versi imparati, ha voluto ag- giungerne quattro dei suoi. Chi sa? Se si usassero, potrebbe darsi che non dispiacessero; dirò anch’io, come dice il poeta in un altro metro: Vari sono degli uomini i capricci, A chi piace la torta, a chi i pasticci. (parte)

SCENA iV.

Camera grande con tavola preparata con lumi ecc.

Mariuccia e Servitori che preparano.

Servitore. Per quanti abbiamo da preparare?

Mariuccia. Potete preparare per otto.

Servitore. E)i là non sono che sette. Viene a tavola anche il vecchio? (1) Cav. Gioc, 1. e.: " Deve vegliar le notti e sospirare il dì ». (2) Cav. Gioc, e. 3.: « Mai parlar di vendetta ecc. ». (3) Cav. Gioc, e. s.: «... d’esser creduto un pazzo ".