Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/263

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Mariuccia. Oibò, il sordo non l’ha nemmen da sapere. Questo è un desinare, o per meglio dire una cena, che ha ordinato la signora Silvestra, e non vogliono che il signor Luca lo sappia.

Servitore. Ma se sono in sette, hanno forse da attendere qual- chedun altro?

Mariuccia. Non ha da venire il signor Leonardo? Non siete stato voi a chiamarlo per parte mia?

Servitore. Sì, è vero, non me ne ricordavo.

Mariuccia. Hanno bussato; andate a vedere s’ è lui. Fatelo venir qui subito.

Servitore. Signora Mariuccia, io faccio tutto quel che volete, ma anche voi ricordatevi di me. Se tutti mangiano, vorrei go- dere anch’io qualche cosa.

Mariuccia. Sì sì, non dubitate, vi sarà da star bene per tutti; già il vecchio paga.

Servitore. (Eh, quando la servitù è d’accordo, le cose non pos-) sono mai andar male). (parte)

SCENA V.

Mariuccia, poi Leonardo.

Mariuccia. Voglio un po’ vedere, se mi dà l’animo di far arrab- biare la signora Felicita; resterà, quando vedrà qua suo marito.

Leonardo. Eccomi qui da voi. Che cosa è questa gran premura, con cui mi avete fatto venire?

Mariuccia. Vedete, signor Leonardo, (mostrandogli la tavola preparata)

Leonardo. Vedo là una bella tavola preparata per mangiare.

Mariuccia. La signora Felicita è stata quella che ha persuaso la mia padrona a fare un bel trattamento, e non ha avuto la convenienza di farlo sapere al povero suo marito.

Leonardo. Eh mia moglie, meno che mi vede, sta meglio in salute.

Mariuccia. Io vi ho mandato a chiamare, e voglio che restiate qui a suo dispetto. s