Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/27

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Io so ch’ei vi vuol bene; sogliono fai signori

Lasciarsi consigliare talor dai servitori.
Ed essi, profittando dell’amor dei padroni,
Compran spade, orologi, si fan degli abitoni.
Io son, già lo sapete, un ottimo sensale:
Son pratico di tutto, son uomo universale.
Ditegli, che volendo far delle buone spese,
Io sono il miglior mezzo che siavi nel paese,
Poscia fra voi e me mettiamolo in pensiere
Di spendere alla grande, da ricco cavaliere.
Farò venir mercanti, se contrattar gli preme,
E tutti due con essi e’intenderemo insieme.
Fate la parte vostra, anch’io farò la mia,
E spartiremo all’ultimo fra noi la sensaria.
Bigolino. Per dir la verità, non mi spiace niente
Questa proposizione, e penso veramente,
Che se il padron mi dona, non mi vorrà mai dare
Tanto, quanto con voi mi posso approfittare.
Raimondo. Per ora ammobigliando gli appartamenti ignudi,
Vo che gli facciam spendere tre o quattromila scudi,
E qualche buona somma in abiti ed argenti,
E in vini, e in comestibili, per far dei trattamenti;
Poi, quando si manta, allor si farà il resto.
Bigolino. Credo che a maritarsi risolverà ben presto.
Sono tre anni e più, ch’ei fa l’amore ad una
Ricca mediocremente di beni di fortuna;
E che nella miseria, in cui finora è stato,
Con somme di denari talor lo ha sollevato:
Nobile men di lui, ma spiritosa e bella.
Raimondo. Vorrà, prima di farlo, dar stato alla sorella.
E noi provvederemo, se provveder conviene.
Bigolino. Ecco il padron che arriva.
Raimondo. Via, portatevi bene.