Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/275

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Luca. Bisogna che le donne abbiano cambiato il credenziere senza che io sappia. Vorrà farmi assaggiar il vino; sentiamolo. (vuol prendere il bicchiere)

Cavaliere. (Beve lui il vino, e facendo delle riverenze parte.)

Luca. Eh, il vino non è cattivo. Un poco asciutto.

Cavaliere. Cì^Homa, mostrando di voler esser pagato.

Luca. Come? Volete esser pagato? Prima di tutto io non ho bevuto niente; e poi in casa mia averci da pagare?

Cavaliere. (Fa cenno che non è casa sua.)

Luca. Non è casa mia? E, che cos’ è questa, qualche osteria?

Cavaliere. (Fa cenno di s).

Luca. Diavolo! Non mi ricordo di aver bevuto. Ubriaco non mi par di essere. Sarebbe mai possibile che io dormissi ancora, e che questo qui fosse un sogno? Altre volte mi sono sognato delle cose che mi sembravano vere. Ma quando si sogna, non si ragiona così. Io credo di essere in un altro mondo. Vediamo un poco cos’è questo imbroglio. Mariuccia, Toffolo, Bernardino. (chiama forte)

Cavaliere. (Fa cenno esser egli pronto a’ suoi comandi.)

Luca. Vorrei andare nella mia camera, fatemi un po’ di lume.

Cavaliere. (Va a prendere un lume.)

Luca. Ora vedrò se è un’illusione, o se io veglio.

Cavaliere. (Toma con candela accesa.)

Luca. Se è un sogno, la candela non avrebbe a scottare. Ahi. (tocca la fiamma, e si scotta)

Cavaliere. (Spegne il lume e parte. I servitori finiscono di portar via la) tavola.

Luca. Aiuto: mi sono scottato, povero me. Sono rimasto all’oscuro. Mariuccia, Costanza, gente, aiuto.

SCENA XII.

Mariuccia con lume, e detto.

Mariuccia. Che c’è, signor padrone? Che cosa è stato?

Luca. Dov’ è andato?...

Mariuccia. Chi? (forte)