Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/278

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stendere due righe di contratto, darglielo da leggere, e se è contento farglielo confermare?

Cavaliere. Dice benissimo la signora Costanza. In poche parole m’impegno io di estenderlo. Conte, cosa vi pare?

Conte. Va benissimo. Distendetelo, ed io sottoscriverò.

Silvestra. (Mi dispiace che senza occhiali non ci vedo a scri-) vere, e mi vergogno a tirarli fuori). (Ja sè)

Cavaliere. (Sì ritira indietro a scrivere ad uri tavolino.)

Battistino. Signora Dorotea, sentendo ora parlare di matrimonio, mi è venuto in mente la più bella cosa di questo mondo.

Dorotea. E che bella cosa vi è venuto in mente?

Battistino. Cospetto di bacco! Ridete, ch’ella è da ridere. Mi è venuto in mente, ora subito in questo momento di dar la mano a Pasquina.

Dorotea. Ora sentite a me che bella cosa è saltata nel capo. Ora, subito, in questo momento, se la volete, pigliatela.

Battistino. Con licenza di lor signori. Dammi la mano, o bella.

Dorotea. Rispondigli ancora tu. Prendi la destra, o caro.

Battistino. 11 tuo fedel son io. Ah, che contento è il mio. Di- telo voi per me.

Tutti. (Applaudiscono, dicendogli:) Bravi, ewiva.

Silvestra. Ma quando viene questo mio fratello? Mi sento che non posso più.

Cavaliere. Ecco il signor Luca che viene, ed ecco il contratto bello e disteso.

SCENA XIV.

Luca, Mariuccia e detti.

Luca. Cosa c’è? Chi mi vuole?

Cavaliere. Favorisca di leggere questa carta. (forte)

Luca. Veh, veh! Questo mi pare quello che ho veduto in sogno. Chi siete voi?