Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/29

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Conte. Accostatevi, amico. (a Raimondo)

Raimondo. Son qui per obbedirla.
(s’avanza inchinandosi)
Degnisi comandarmi, se ho l’onor di servirla.
Conte. Mercante?
Raimondo. Sì signore.
Conte. Di che?
Raimondo. Di tutto un poco.
Buone corrispondenze coltivo in ogni loco.
Di lasciarsi servire quando sia persuasa.
La servirò, occorrendo, di mobili di casa,
Di abiti di ogni sorta, di gioie e argenterie,
D’astucci, d’orologi, di pizzi e biancherie.
Di vini, di liquori, di mode oltramontane,
Di quadri d’ogni prezzo, di specchi e porcellane.
Di cera di Venezia, di caffè di Levante,
Di buona cioccolata, di frutti, fiori e piante,
Statue, cammei, medaglie, armi, libri e cavalli,
Di musica e strumenti, di cani e papagalli.
Conte. Sento che in ogni genere da voi si coglie e semina:
Nel vostro magazzino saravvi anche la femmina.
Raimondo. Per dir la verità, sia detto con rispetto,
Di tale mercanzia, signor, non mi diletto;
Chi vende, e non mantiene, si accusa e si condanna,
E in mercanzie di donne spessissimo s’inganna.
Conte. Bravo, ammiro lo spirito e la prontezza vostra.
Di qualche bella stoffa portatemi la mostra:
Voglio farmi un vestito.
Raimondo. Perdoni l’ardimento.
Di mobili di casa vuol far provvedimento?
Conte. Cosa avete di bello?
Raimondo. Cose superbe e rare,
Tappezzerie magnifiche, che fan maravigliare.
Degli arazzi di Fiandra di un gusto peregrino.
Tessuti sui disegni di Raffael d’Urbino.