Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/301

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Se mi cedete un cuore che vostro esser dovria,

Anch’io per amicizia vo’ far la parte mia.
Confidatevi a me, se la Marchesa amate,
E ad onta d’ogni ostacolo nell’opra mia fidate.
Conte. Ma il marito?
Fernando. Le cose non si pon fare a un tratto,
Si fa il secondo passo, quando il pnmiero è fatto.
Veggiam prima di tutto, veggiam se la Marchesa
Di voi segretamente si è mantenuta accesa.
Un secreto colloquio seco aver procurate;
Procurerollo io stesso, se a me vi confidate.
So che la donna austera sfuggirà un tal periglio,
Ma io saprò trovare chi le darà il consiglio.
Basta che non si mostri nemica apertamente,
Basta che ad ascoltarvi conoscasi indulgente.
Quando la donna ascolta, quando a trattar si espone,
Sagrifica col tempo all’amor la ragione.
Conte. Di lei formar potete questo pensier sì ardito.
Che tradire ella possa l’onor di suo marito?
Fernando. No, non vo’ che noi siamo di lei mal persuasi.
Ma, Conte mio carissimo, si potrian dar dei casi.
Il Marchese è suggetto a malattia frequente.
Sollecitar potrebbe il fin d’ogni vivente.
E poi ho rilevato da un certo testimonio,
Ch’andata è la Marchesa forzata al matrimonio.
Quand’ella lo accordasse in questo o in altro modo,
Sciogliere si potrebbe delle sue nozze il nodo.
Conte. (Del suo pensiero indegno veggo, conosco il fine).
Fernando. Della fortuna, amico, deesi afferrare il crine.
Giovane è la Marchesa, bella, gentil, vezzosa,
Sola di sua famiglia antica e doviziosa.
So che vi ha amato un giorno, credo che vi ami ancora,
Veggo che il vostro cuore con gelosia l’adora.
Non vi do fatto il colpo; ma il disperar non giova,
E pochissima pena vi ha da costar la prova.