Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/304

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Ma se ardirà l’audace mandarmi un’imbasciata,

Si pentirà d’avermi con ardir provocata.
Prosdocimo. Servo, signora mia.
Marchesa. Dov’è andata Regina?
Prosdocimo. Che volete da lei?
Marchesa. La voglio a me vicina.
Prosdocimo. Di che avete timore? Quand’io vi sono appresso.
Non abbiate paura di Satanasso istesso.
Lo so che siete sola, senza il vostro consorte;
Ma quando ci son io, si ponno aprir le porte.
Se avete dei nemici, se alcun venir si vede.
Io gli spacco la testa, e ve la getto al piede.
Marchesa. Regina. (forte)

SCENA VII.

Regina e detti.

Regina. Mia signora.

Prosdocimo. Non abbiate timore.
Marchesa. Non ho timor, vi dico, non ho sì vile il cuore.
Di nemici non temo, in casa mia non vi è
Chi ardisca, chi presuma venir senza di me.
Delle vostre sciocchezze ridere son forzata.
Ma spicciatevi tosto.
Prosdocimo. V ho a fare un’imbasciata.
Marchesa. E per chi?
Prosdocimo. Per un certo padron mio venerando...
Marchesa. Dite; quel che vi manda, è forse don Fernando?
Prosdocimo. Non signora. E quell’altro.
Marchesa. Quell’altro? e chi sarà?
Prosdocimo. Sarà il conte Rinaldo.
Marchesa. Che vuol?
Prosdocimo. Vuol venir qua.
Marchesa. Brama il conte Rinaldo venir in casa mia?
Ora non vi è il mio sposo; dee aspettar ch’ei ci sia.