Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/306

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


SCENA VIII.

Regina e Prosdocimo.

Regina. Hai sentito?

Prosdocimo. Ho sentito.
Regina. E non ti muovi a sdegno?
Prosdocimo. Di altercar colle donne, lo sai ch’io non mi degno.
Se un uom mi avesse detto sol la metà di quello
Che mi disse costei, gli mangerei il cervello.
Regina. Qualche volta mi pare che abbi un po’ del poltrone.
Prosdocimo. Regina, io vo pensando ad un’altra ragione.
Spiacemi aver perduti per i suoi stolti eccessi.
Quei bei dieci zecchini, che mi erano promessi.
Ed io per certe cose son puntiglioso assai,
E quando mi promettono, non mi mancano mai,
E non mi mancheranno; li voglio, o tardi o tosto.
Voglio i dieci zecchini, li voglio ad ogni costo;
E se non me li danno, in testa l’ho fissata.
Al Conte e a don Fernando menerò una stoccata.
Regina. E s’essi ti menassero qualcosa in su la testa?
Se accoppar ti facessero?
Prosdocimo. Vi mancheria ancor questa.
(con qualche apprensione)
Farò così; ho pensato sfuggire un precipizio.
Voglio usar questa volta l’astuzia ed il giudizio.
Vo’ far credere al Conte, e a don Fernando istesso.
Che in casa la Marchesa accordagli l’accesso.
Farò che il Conte creda, che ad ascoltarlo inchni,
E mi daranno subito i miei dieci zecchini.
Regina. Ma poi se noi riceve?
Prosdocimo. Riceverlo dovrà.
Quando che tu lo voglia; Regina mia, vien qua:
Due zecchini per te, se l’introduci, e poi
Quando sarà introdotto, ch’ei pensi ai casi suoi.
Che ti par del progetto?