Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/315

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Un uom merita lode, facendo il suo dovere.

Se in pubblico si avesse scoperto il nero inganno,
Sopra di lui sarebbe l’onta caduta e il danno.
E se il Marchese istesso fosse di ciò avvisato.
Di un animo sincero il zelo avria lodato.
Ora presso del mondo voi pur siete in sospetto;
Vanterà don Fernando da voi quel che fu detto.
E il raccontar non giova, che lo faceste ad arte;
Creder vi vorrà il mondo de’ rei disegni a parte.
Onde per non accrescere ali onor mio un periglio,
Quanto è con lui seguito, tacere io vi consiglio.
Giovami che avvertita resa mi abbiate, è vero;
Dalle insidie sottrarmi più facilmente io spero.
Ma di ciò non parlate. L’onor ve lo contrasta;
Per difender me stessa, tanto ho valor che basta.
Provisi pur l’audace; di svergognarlo aspetto
Colla virtude al fianco, colla costanza in petto.
Conte, Nacqui pur sfortunato! Misero pure io sono!
Se ho potuto spiacervi, domandovi perdono.
Ma raccogliete almeno, ch’ è l’intenzion sincera,
E che da voi non merito una rampogna austera.
Marchesa. Compatite, s’io dico quel che nel core io sento.
Il mio stil rammentate.
Conte. Ah sì, me Io rammento.
So che ognor vostro pregio fu la sincerità.
Il destin mi ha rapita la mia felicità.
Marchesa. Orsù, Conte, partite, voi siete un uom d’onore;
Ma non siamo padroni talor del nostro cuore.
Voi un giorno mi amaste, vi amai non poco anch’io,
La vostra vicinanza fa ombra all’onor mio.
Donn’Angiola fra poco dev’esser vostra sposa.
Pur troppo ella di me suol essere gelosa.
Pur troppo mia cognata col labbro un poco ardito
Destò la gelosia nel cuor di mio marito.
Ve lo ridico, andate.