Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/331

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SCENA V.

Prosdocimo ed il suddetto.

Prosdocimo. Signore.

Fernando. D’uopo ho del tuo coraggio.
Prosdocimo. Muoio di volontà di darvene un buon saggio.
Fernando. Esser vogliono fatti, e non parole.
Prosdocimo. E bene.
Che si faccian dei fatti. Da ridere mi viene.
A me voi dite questo? A me, che son quell’uomo
Bravo da tagliar teste, come si taglia un pomo?
A me, che se mi trovo esposto ad un cimento.
Non mi fanno paura, se fossero anche in cento?
Perchè credete voi che mi abbiano cassato
Dal ruol dei militari, dove da pria son stato?
Perchè se qualcheduno faceami un mezzo torto,
Diceano immantinente, questo soldato è morto;
E se quel che mi dite, un altro avesse detto,
Io gli averei cacciato questa mia spada in petto.
Fernando. Quando averò veduto una bravura sola.
Crederò quel che dici, ti do la mia parola.
Ma fin che sol ti vanti, non credo alle bravate.
Prosdocimo. Oh cospetto di bacco. Il valor mio provate.
Fernando. Or da te mi abbisogna un picciolo servizio.
Prosdocimo. Comandatemi pure.
Fernando. Devi ammazzar Fabrizio.
Prosdocimo. E non altro?
Fernando. Non altro.
Prosdocimo. Gli trarrò le cervella.
Fernando. Hai coraggio di farlo?
Prosdocimo. Questa è una bagattella.
Fernando. Se ti offro sei zecchini, dimmi, ti faccio un torto?
Prosdocimo. Non signor, fate conto che Fabrizio sia morto.
Fernando. Cercalo fuor di casa.