Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/362

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SCENA VI.

Il Marchese e Fabrizio, e detti.

Il Marchese esce fuori furioso; vuol metter mano alla spada, e Fabrizio lo trattiene.

Marchese. Anima scellerata, tu perderai la vita.

Fernando. Qual tradimento è questo?
Marchesa. Tu, traditor malnato...
Marchese. Lascia ch’io lo ferisca. (scotendosi, e Fabrizio lo tiene)

SCENA VII.

Prosdocimo con un boccale in mano ed un bicchiere, e detti.

Prosdocimo. Signor, che cos’ è stato?

Marchese. Tutto è scoperto alfine, ed il tuo labbro istesso,
Perfido, me presente, ha l’error suo confesso.
(a don Fernando)
Lascia che al sen ti stringa, moglie onorata e saggia,
La gelosia perdona che il tuo bel core oltraggia.
Servo fedel, ti abbraccio, (a Fah.) Grazie, pietosi numi.
Tu pagherai la pena dei perfidi costumi.
(a don Fernando)
E tu, ministro indegno de’ profanati amori,
Il tuo castigo aspetta. (a ’Prosdocimo)
Prosdocimo. Schiavo di lor signori. (parte)
Marchesa. Ah sposo mio, perdono tutte le ingiurie e l’onte.
Se rivedervi io posso rasserenato in fronte.
Se l’onor mio trionfa, son consolata appieno...
Marchese. Perfido! alla mia sposa un ferro ed un veleno?
(a don Fernando)
Fernando. Deh, d’insultar cessate. Veggo, confesso il torto.
Il rossor, la vergogna mi toglie ogni conforto.