Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/413

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Brigida. Ma voi saver avanti...

Ottavio. Che volete sapere?
Non vi dirò che Lelio sia nato cavaliere.
Ma è persona civile, ricco di facoltà.
Buono come una pasta.
Lelio. Tutta vostra bontà.
Ottavio. Signora mia, del tempo non dobbiamo abusarci.
Brigida. Zitto, che sento zente.
Ottavio. Chi viene a disturbarci?

SCENA V.

Toni e detti.

Toni. Posso vegnir avanti?

Brigida. Vegnì, vegni, Tonin.
Toni. Un bcircarìol per eia m’ha dà sto polizzin.
Brigida. Chi lo manda?
Toni. No so.
Brigida. (LI xe quel traditor). (da sè)
Con so bona licenza. (Ah, che me batte el cuor).
Ottavio. (Lelio, me ne consolo). (a Lelio)
Lelio. (Chi mai scrive quel foglio?)
(ad Ottavio)
Ottavio. (Di che cosa temete?) (a Lelio)
Lelio. (Temo di qualche imbroglio).
Toni. Che la diga, patron. (a Lelio)
Lelio. Che cosa vuoi da me?
Toni. Vorla che vaga a torghe un’onza de gingè ( i )?
(a Lelio)
Lelio. No, il gingè non mi piace, prendo solo il melato,
E tu puoi contentarti di quel mezzo ducato.
Brigida. (Ah, che sto desgrazià me lassa e me abbandona.)
A crederghe a costù, son stada tropo bona.
Se Lelio no minchiona, ghe posso remediar;
Ma son tropo scotada, no me vogio fidar), (da sè)