Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/416

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Come si può, pieghiamolo. Fate la soprascritta:

Al Conte della Bosina che sta sulla via dritta.
Prendi tu questo foglio, e reca la risposta, (a Toni)
Toni. A chi?
Ottavio. Non perder tempo. (gli dà una moneta)
Toni. Vago via per la posta.
(No saverò a chi darlo. Basta, per no falar,)
Lo buterò in canal, e lo lasserò andar), (da sè, e parte)
Brigida. (Mi son mezza confusa).
Ottavio. Lelio, cosa vi pare?
Del ben della Contessa potrete dubitare?
Ecco, per amor vostro, per esservi costante,
Punto non ha tardato a licenziar l’amante.
Ora siete in impegno, se avete un cuore umano.
Se galantuom voi siete, di porgerle la mano.
Lelio. Sì, mia cara colonna... (vuole abbracdada)
Brigida. Cossa vorlo ziogar.
Che un affetto d’2imor ghe tomo a replicar?
(minacciandolo d’un altro schiaffo)
Lelio. Mi vuol bene così?
Ottavio. Anzi di cuor vi adora.
Un affetto più grande non ho veduto ancora.
S’io trovassi una donna che mi battesse, affè
Sarei, per il contento, sarei fuori di me.
Lelio. Quand’ è così, signora, son qui; quanto volete,
Il mio povero viso battete e ribattete.
Ottavio. Ma convien provocarla.
Lelio. Ho a dir delle sciocchezze?
Ottavio. Provocar la dovete coi scherzi e le finezze.
Lelio. Fin qui non mi ritiro. Io voglio ad ogni patto.
(vuole abbracciarla)
Brigida. Andeve a far squartar, che sè un pezzo de mate.
Ottavio. Brava.
Brigida. E vu, sior Ottavio...