Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/432

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Brigida. Noi creda che ste lagreme sia lagreitie sforzae (0.)

In verità da seno, dal cuor le xe mandae.
Una povera puta...
Ottavio. Basta così, ho capito.
Vedo che dalla sala il signor Lelio è uscito.
Ritirarvi potete in sala o in altro loco.
Al mio albergo in Venezia noi anderem fra poco.
E per condurvi in casa con alquanto d’onore (2),
Verrete con alcuna di coteste signore.
Brigida. Mi no voggio baiar. In portego no vago.
Anderò in st’altra camera, e fin ch’el voi ghe stago.
Pregherò el ciel de cuor che de mi noi se penta.
Brigida, povereta, ti sarà pur contenta. (parte)

SCENA II.

Ottavio, poi Lelio.

Ottavio. Il ciel mi ha qui condotto per fare un’opra buona;

Quando di ciò si tratta, affè non si canzona.
Ma vo’ col caro Lelio seguir la burla ancora.
Quando di qua si parte, la finiremo allora.
Lelio. La Contessa dov’è?
Ottavio. Finora è stata meco.
Lelio. Perchè con voi, signore?
Ottavio. Perchè Cupido è cieco.
Lelio. Non capisco.
Ottavio. Sappiate ch’ è il di lei cuor sdegnato.
Perchè con altre donne voi avete ballato.
Lelio. Davver? s’ella è gelosa, segno che mi vuol bene.
Ottavio. Ella è meco venuta ad isfogar sue pene.
In pubblico voleva darvi d’amore un segno;
Ma io l’ho sconsigliata.
Lelio. Siete un uomo d’ingegno.
( 1 ) Così l’ed. Pilteri. Stampano Zalla e altri: Nat creda che le sia ste lagrime sforzae.
(2) Neil’ ed. Pilteri si legge: con alquanto onore.