Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/447

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Filippino. Signor.

Rigadon. Vieni a ballare.
Filippino. Ho un dolore in un pie, che mi molesta.
Rigadon. Rosalba, venga a far le parti sue.
Rosalba. Questa mane, signor, mi duol la testa.
Rigadon. Che la testa vi caschi a tutti due.
Si pensa solo a far l’amor, bricconi;
Ed a ballar non ci si pensa piue.
E i maestri han da star come talponi?
E han da perdere il tempo inutilmente?
Queste son proprio disperazioni.
Carlino.
Carlino. Eccomi qui.
Rigadon. Tu più valente
Mostrati di costoro. Buon ragazzo.
Vieni alla lezion immantinente.
Carlino. Con licenza, signor. (per partire)
Rigadon. Non fate il pazzo.
Carlino. Dei calzon mi si è rotta la cintura:
Vado, e ntornerò. (via)
Rigadon. Se non impazzo,
E un miracolo certo. Ognun procura
Di farmi disperar sera e mattina,
E mi voglion cacciare in sepoltura.
Hanno il diavolo in corpo. Giuseppina.
Giuseppina. Signor. (s’alz)
Rigadon. Venite qui. Facciam qualcosa.
Non mi fare arrabbiar; siate bonina.
So che siete per me la più amorosa.
Che mi volete bene, ed io prometto
Rendervi nel mestier la più famosa.
Giuseppina. Grata vi son del parziale affetto.
Caro maestro mio, voi siete il solo
Mio dolce amor. (Sei crede il poveretto).
Rigadon. Sì, ne sono sicuro, e mi consolo