Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/479

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Se il maestro lo sa che vi dolete.

Ve la ritoglie, e poi vi manda a spasso.
Conducetela vosco, se volete;
Quando il lungo Arno le sarà lontano.
Ridere e saltellar voi la vedrete.
Ma fin che state qui, sperate invano
Ch’ella si mova; è femmina cocciuta,
Come suol dirsi in termine romano.
Fabrizio. Dunque cosa ho da far?
Ridolfo. Senza disputa.
Che Felicita salga nel calesse,
E menatela via così alla muta.
Fabrizio. Sì, lo farò. Son più contento adesso.
Che mi avete di tanto assicurato.
Perdono in lei l’ostinazion del sesso. (via)
Ridolfo. Povero galantuom, sarà imbrogliato.
Ma è più imbrogliato maestro Rigadone,
E alfine gliel’ha data a buon mercato.
Oggi le brave hanno pretensione
Di trecento zecchini, o quattrocento,
E metton tutto il mondo in confusione.
Da ridere mi vien, qualora sento
All’impresario dir la ballerina:
Vo’ la carrozza, vo’ l’appartamento.
Non si ricorda più la poverina.
Di quando andava senza scarpe in piede
Dal maestro di ballo ogni mattina;
E perchè un poco di danar si vede,
E le fan le moine i spasimanti.
Cambiata aver condizion si crede.
Ecco madama. Oh, ha pur dei grilli tanti
Questa ancora nel capo. Ella vorria
Veder per essa delirar gli amanti.