Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/489

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SCENA II.

Filippino, Rosalba e detta.

Filippino. (Se il fine nostro premesi ottenere,)

Adularla conviene). ^ (piano a Rosalba)
Rosalba. (È poco male.)
Se amica nostra la possiamo avere). (a Filippino)
Filippino. Madama, che in bontà non ha l’eguale,
Da voi venghiamo a domandarvi aiuto.
Rosalba. So la vostra protezion, che vale.
Madama. Esponete l’istanza.
Filippino. Un dardo acuto
Per Rosalba m’impresse amor nel seno.
Madama. (Oh vuol da tutti il tristarel tributo!)
Rosalba. Per Filippino anch’io mi struggo e peno;
Come la cera mi consumo al fuoco.
Madama. (Arde il mio cor, del vostro cor non meno).
Filippino. La padrona voi siete in questo loco.
Rosalba. I scolar del fratel son servi vostri.
Madama. (Mi fan tai detti insuperbir non poco).
Filippino. Eccomi al vostro pie...
Madama. Non vo’ si prostri
Uomo dinanzi a me; non son sì altera;
Basta che l’umiltà del cor si mostri.
Quel che in me si confida, in van non spera.
Che ho da fare per voi?
Filippino. Pronuba dea
Stringere i nostri cor.
Rosalba. Ma innanzi sera.
Madama. Piacemi m ver la spiritosa idea.
Darmi, perch’io vi faccia la mezzana,
Lo specifico onor di Citerea.
Filippino. Venni grazia a impetrar dalla sovrana.
Rosalba. Grazia senza di voi serbar non lice.