Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/505

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


E guai se non vi fosser chiavistelli!

Dice ti vuol condur dai potentati!
Non gli credere un zero. Linguacciuto! (’)
Principe, imperator degli sguaiati;
Sei la mia figlia ad annasar venuto?
Nasa me, e lo vedrai, se un’erba i’ sono
Di provocar capace lo starnuto.
Rosina, odi tu ben quel ch’io ragiono;
O discaccia da te quel pipistrello,
O lo farai delle ceffate al suono. (via)
Rosina. Sana stato Carlino il buono e il bello.
Se le avesse accordato i suoi capricci;
Dunque a ragion dal suo voler mi appello;
Strilli, se far mi vede dei pasticci;
Ma se cerco di uscir dal labirinto,
li filo tra le mani non m’impicci.

SCENA IV.

Monsieur Rigadon e detta.

Rigadon. Rosina, ad insegnarvi eccomi accinto:

Quest’ è la solit’ ora della scuola.
Or verran tutti al genial recinto.
Ho ben piacere di trovarvi sola.
Voglio insegnarvi alcune regolette
Necessarie da prima a una figliola.
Rosina. E mi saran le istruzioni accette. (a Rigadon)
(Per poco dee durar la seccatura,)
Se Carlino mantien quel che promette). (da sè)
Rigadon. Figlia, nel mondo per aver ventura
Non basta il merto, e la virtù non giova,
Quómdo unite non siano arte e natura.
(1) Così deve»; correggere il testo dell’ed. Zana. dov’ è stampato L’r’ngfacc/u/o /