Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/61

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Ancor quel che mi faccia, risolvere non so.

Da chi può consigliarmi, consiglio io prenderò.
Servitore. Signor, donna Felicita manda il suo cameriere
A farle riverenza, e a chiederle un piacere.
Ha un affar di premura con lei da conferire,
La supplica in sua casa lasciarsi riverire.
Conte. (Sarei troppo incivile cercando di sfuggirla).
Rispondi al cameriere, che sarò ad obbedirla.
Servitore. Se mi chiedesse il tempo?
Conte. Può dire alla signora.
Che sarò ai suoi comandi al più fra una mezz’ora.
((7 servitore fa una riverenza, e parte)

SCENA V.

Il Conte Orazio, poi Riccardo.

Conte. Contro di lei mi parlano; mi mettono in sospetto.

Che sia tutto interesse quel che rassembra affetto.
Ma sia quel che si voglia, io fui beneficato,
E vergognar mi deggio di comparire ingrato.
Riccardo. Eccomi qui di nuovo; venire ho anticipato
Per un affar curioso. Avete ancor pranzato?
Conte. Non ancora.
Riccardo. Ho piacere. Voglio che desinate (!)
In compagnia di gusto.
Conte. E di chi?
Riccardo. Indovinate.
Conte. Non saprei indovinarlo. Donne?
Riccardo. Donne, si sa;
Senza un poco di donna, allegri non si sta.
Conte. Forse alcuna di quelle da voi teste nomate?
Riccardo. Si nominò ancor questa.
Conte. Qual sarà?
Riccardo. Indovinate.
(1) Così le varie edizioni.