Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/63

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Brigida. Serva sua.

Conte. Devotissimo. Che grazia, che favore
Dalla signora Brigida mi viene compartito?
Brigida. Siam venute a ricevere il suo cortese invito.
Questa è la prima volta che la figliuola mia
Avrà, dacch’ella è nata, pranzato in compagnia.
Dopo che del mio sposo sono rimasta priva,
In casa mia, vel giuro, non viene anima viva.
Non andiam fuor di casa, mi preme l’onestà.
Quesl’ è la prima volta, e l’ultima sarà.
Certo per esser voi le ho data la licenza, (al Conte)
Via da brava, figliuola, fate una riverenza, (a Rosina)
Rosina. Serva. (s’inchina al Conte)
Conte. Con tutto il core.
Riccardo. Che giovane garbata!
Il merito si vede di lei che l’ha educata.
Brigida. Certo non ho mancato di far la parte mia.
L’ho sempre custodita con tutta gelosia.
Non sa cosa sia mondo, è savia e modestina;
Guardatela, è innocente come una colombina.
Conte. Di buona educazione si riconosce il frutto.
Brigida. E poi colle sue mani lavora e fa di tutto.
Sa cucir, sa filare, sa lavorar calzette.
Sa ricamar di bianco, sa far cento cosette;
Ella si fa i goliè, le cuffie ed i fioretti.
Sa lavar, sa stirare, sa inamidar merletti;
Sa accomodar vestiti meglio di una sartora.
Sa leggere, sa scrivere, che pare una dottora.
Riccardo. Saprà far all’amore.
Brigida. Zitto, non sa niente.
Non ha mai praticato la povera innocente.
E tanto spiritosa, e pur pare una sciocca.
E una gioja, è un oracolo: felice chi le tocca!
Riccardo. Conte, a voi tal fortuna dal cielo è destinata.
Conte. Chi sa?