Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/76

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SCENA V.

Bigolino e detti.

Bigolino. Con licenza.

Conte. Che vuoi?
Bigolino. Senta, signor padrone.
(lo tira in disparte)
Non si lasci fuggire questa ottima occasione.
Vedute ho queste robe, qualche discorso ho fatto,
E sento che le danno ad un prezzo disfatto.
Conte. Tempo non ho, nè voglia, da contrattar per ora.
Bigolino. Sol che le dia una occhiata, che sì che s’innamora?
Che stoffe! che ricami! che bei lavori inglesi!
Affè, che i suoi danari sarebbero ben spesi.
Se regalar volesse l’amica ch’ è di là.
Con pochissima spesa far onor si potrà.
Conte. Scatole ve ne sono? (a Rairrìondo)
Raimondo. Scatole prelibate.
Quelle scatole d’oro al cavalier mostrate.
Lasciate un po’ vedere quella repetizione;
Mostrategli l’astuccio; e voi la guarnizione.
Osservi quel ventaglio sì ben dipinto in pelle.
Veda che bei ricami!
Bigolino. Padron, che cose belle!
Conte. S’ha da sentire il prezzo.
Raimondo. Del prezzo or non si parla.
Non intendiam per ora, signor, d’incomodarla.
Metta nel suo burò tutte le cose in fascio.
Le stoffe, i guarnimenti a Bigolino io lascio.
Tomerem questa sera, doman, quando vorrà.
Conte. Tante cose non voglio.
Bigolino. Diman si scieglierà.
Andiam, venite meco. Volete ancor finirla?
Raimondo. Servo di vossustrissima. Tornerò a riverirla, (partono)