Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/80

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Una spesa, s’intende, per il mio sposalizio....

Conte. (Per conoscerla meglio vo’usare un artifizio), (da sk)
Orsù, mi par che siate giovane di prudenza...
Sandrina. S’informi di Sandrina.
Conte. Vi fo una confidenza.
I scudi a voi promessi, quei che a Pasquina ho dato.
Da me sono dovuti in forza di un legato.
E ver che il zio è mancato senza far testamento,
Ma scritto di sua mano lasciò il suo sentimento.
Ed io per gratitudine e per un zelo onesto.
Le sue disposizioni vo’ soddisfare in questo.
Nei libri di memorie trovai codesto articolo...
Ma noi dite a nessuno.
Sandrina. Oibò, non vi è pericolo.
Conte. Nel scrigno in una borsa vi son scudi dugento
Per dare a due fanciulle nel loro accasamento.
Ma che sian savie e oneste.
Sandrina. Oh, in materia di questo,
S’informi. La Sandrina? lo giuro e lo protesto,
Che nessun possa dire pericolo non e’ è.
Non SI vede nessuno a capitar da me.
S ella venir volesse, sì sì, si provi pure.
Ritroverà tre porte, con quattro serrature.
Potrei delle due giovani esser io la primiera?
Conte. E perchè no? sentite: tornate innanzi sera.
Ora non posso farlo. Preparerò il danaro.
Quando che lo consegno, vo’ che ci sia il notare.
Avrete i cento scudi, ma non lo sappia alcuno.
Sandrina. Oh signor, cosa dice? non parlo con nessuno.
Vuol che si scriva in libro?
Conte. Non voglio ostentazione.
Facciam segretamente.
Sandrina. Bravissimo; ha ragione.
Tornerò innanzi sera. Per ora io la ringrazio.
Son serva divotissima del signor conte Orazio.