Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/81

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Eh! non pensasse mai.... mi sposo domattina.

E non creda ch’io parli. (Voglio avvisar Pasquina).
(da sè, e parte)

SCENA VIII.

Il Conte Orazio, poi la Contessina Livia.

Conte. Se discoprire un poco...

Livia. Le ospiti sono uscite?
Deggio andar a inchinarle? Farò quel che mi dite.
Conte. Lasciate ch’io le vegga, ch’io le prevenga in prima,
Che per lor professate venerazione e stima.
Fingendo per pretesto aver poca salute,
Temeano con ragione di essere mal vedute.
Or or verranno qui. Trattenetele un poco.
Fin che un affar m’impegna, restate in questo loco.
Non tarderò gran tempo ad esser di ritomo.
(Veggiam donna Felicita, pria che tramonti il giorno).
(da sè, indi parie)

SCENA IX.

La Contessina Livia, poi Brigida e Rosina, poi il Servitore.

Livia. Del mio futuro sposo faccio il consiglio in questo.

Vedrò se sian le donne di carattere onesto.
E ver che l’interesse in parte mi consiglia.
Ma non saprei permettere un torto alla famiglia.
Brigida. Su via, venite innanzi, cara la mia Rosina,
Fate una riverenza alla bella damina.
Ditele: serva sua. (inchinandosi)
Rosina. Serva. (fa un inchino)
Brigida. Serva divota. (inchinandosi)
Livia. La loro gentilezza, la lor bontà mi è nota,
Perciò desideravo....