Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/82

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Brigida. Finora siamo state.

Per dirla in confidenza, un poco ritirate.
Perchè (siam tutte donne) io ho un picciolo difetto;
Subito che ho mangiato, mi corico nel letto.
Sia di notte o di giorno, mi piace dormir sola;
E dopo che son vedova, dormo colla figliuola.
Livia. Come farete allora che si farà la sposa?
Brigida. Se prenderà marito, farò anch’io qualche cosa.
Voi l’avete lo sposo?
Livia. Io sono ancor fanciulla.
Brigida. Fanciulla? Oh perdonate. Non vi dico più nulla.
Livia. Però fra poche ore sarò consorte, io spero.
Brigida. Anche la mia Rosina vuol maritarsi. E vero?
(a Rosina)
Rosina. Certo, signora sì.
Livia. Sollecitar conviene.
Rosina. Il signor conte Orazio dice che mi vuol bene.
Brigida. Oh povera ragazza! non è si fortunata.
Avrebbe un buon manto e una bella cognata.
E voi la trovereste tanto tanto bonina,
Quieta, savia, obbediente. Non è vero, Rosina?
Rosina. Signora sì, ch’ è vero.
Brigida. lo, io me l’ho allevata.
E innocente, meschma, tal e qual com’ è nata.
Le altre! al giorno d’oggi! povera gioventù!
Livia. Quanti anm avrà?
Brigida. Quattordici.
Rosina. Oh, diciassette e più.
Brigida. Taci là, non è vero. Quattordici; t’inganni.
Livia. (Già ogni madre alla figlia nasconde tre o quattr’anni).
(da sè)
Brigida. Certo, se la Rosina avesse tal fortuna.
Per me non averei difficoltade alcuna.
Benchè sia innocentina, e il Conte un po’avanzato.
Bisogna contentarsi, se il ciel l’ha destinato.