Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/83

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Livia. Che dice la fanciulla?

Rosina. Dirò, se dir mi lice,
Ch’io non son tanto semplice, quanto mia madre dice;
Che so la parte mia, quanto si può sapere.
Brigida. Chetati, quando io parlo.
Rosina. Ma se...
Brigida. Non vuoi tacere?
Sono ancor le bambocce i passatempi sui.
Rosina. Quando averò manto, mi spasserò con lui....
Livia. Sentite? (a Brigida)
Brigida. Che innocenza! Oh bocca benedetta!
Beata quella casa che avrà tal giovinetta!
Livia. Mio fratello, per dirla, è ricco, e non è avaro;
Non ha, se si marita, bisogno di danaro.
So che brama una moglie nata con civiltà.
Brigida. In quanto a questo poi, circa la nobiltà.
Può star la mia Rosina al par di chi si sia;
Abbiam per parentado tutta cavalleria.
Si sa che mio marito, Anselmo Rigadon,
Era un uom benestante, e gli davano il don.
Era di condizione fra il nobile e il togato.
Più in su del cittadino, più in giù del titolato;
Ma volea titolarsi, e s’ei viveva un mese.
So che comprar voleva il titol di marchese.
Ma è morto il poverino, e il marchesato è ito.
Rosina. Certo, mio signor padre so ch’ è morto fallito.
Brigida. Quanto faresti meglio a chiuder quella bocca.
Non le credete nulla; parla come una sciocca.
(A casa, disgraziata). (piano a Rosina)
Rosina. (Vo’ dir quel che mi pare).
(piano a Brigida)
Brigida. (Sfacciata). (piano a Rosina)
Rosina. (Dirò tutto, se mi state a gridare).
(piano a Brigida)
Brigida. (Povera me! sta zitta). (piano a Rosina)