Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/93

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SCENA VI.

Riccardo e detto; poi il Servitore.

Riccardo. I vostri servitori son nel cortile ancora,

Che bevono un boccale, e giocano alla mora.
Conte. Vi è Bigolino insieme?
Riccardo. Oh, il signor Bigolino
Degli altri non si degna. Passeggia nel giardino.
Ed ha una compagnia che piace anche al padrone.
Conte. Chi vi è?
Riccardo. Donna Felicita.
Conte. Con vostra permissione.
(in atto di partire)
Riccardo. Dove andate?
Conte. Ho bisogno di ragionar con lei.
Riccardo. Con chi tratta il mio servo, io non mi degnerei.
Conte. Si può temer che il tratti, perchè ne sia inclinata?
Riccardo. Non sarebbe gran cosa. Si sa com’ella è nata.
Dite, dov’ è Rosina?
Conte. Di là colla germana.
Riccardo. E molto che la tratti quella femmina strana.
Conte. Deggio andar, permettete.
Riccardo. No, fatemi un favore...
Conte. Aspettate; ho veduto passare un servitore.
Ehi?
Servitore. Mi comandi.
Conte. Amico, con buona grazia. Ascolta.
Nessun, quand’IO non v’era, venuto è a questa volta?
Servitore. Venne donna Felicita, che nel giardino aspetta.
Conte. (Ah, indovmai pur troppo). (da sè, in atto di partire)
Riccardo. No, non abbiate fretta, (arrestandolo)
Sappia che siete in casa, e fatela salire.
Ho una cosa che preme, con voi da conferire.
Conte. (Tornerà meglio ancora forse al disegno mio), (da sè)
Va giù: di’ che ci sono, non dir che lo diss’io.