Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1913, XVI.djvu/99

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SCENA XI.

Pasquina, Sandrina, il Notaro e i suddetti.

Notaro. Servo del signor Conte. Presentargli degg’io

La moglie e la figliuola del fu suo signor zio.
Queste per testamento son legittime eredi;
Nozze, natali e stato provano questi fedi.
Che sian riconosciute comanda il magistrato,
E alla contessa Livia se gli darà il legato.
Livia. La sapete la somma?
Notaro. Le assegna un capitale
Di diecimila scudi.
Livia. (Che dite?) (piano a don Emilio)
Emilio. (Non vi è male).
(piano a Licia)
Pasquina. Lo scrigno è roba nostra.
Sandrina. Nostre sono l’entrate.
Pasquina. e nostra è questa casa.
Sandrina. e a provvedervi andate.
Conte. Chi siete voi, signore?
Pasquina. Io son della famiglia.
Sandrina. Io son, se noi sapete... (Son la madre, o la figlia?)
(piano al notato)
Notaro. (La madre). (piano a Sandrina)
Sandrina. Io son la moglie, io son la vostra zia,
E questa che vedete, signore, è figlia mia.
Don Pietro fu mio sposo, fu di Pasquina il padre.
(Dubito sia più vecchia la figlia della madre), (da sè)
Conte. Udite? (a don Emilio)
Emilio. Fra parenti le liti han da lasciarsi:
La cosa onestamente potrebbe accomodarsi.
Può soddisfar ciascuno la ricca eredità.
Potreste col nipote divider per metà.
(a Pasquina e Sandrina)
Livia. Salvo però il legato.