Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1914, XVIII.djvu/284

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stessa dedicataria [Maria Anna Du Boccage, n. a Rouen nel 1710, m. a Parigi nel 1802) perchè per un errore di memoria già avvertito ritiene il lavoro composto prima del suo incontro con la poetessa (31 maggio del 1757 in casa di Filippo Farsetti]. Con tutto ciò le parole della dedica dove alla protagonista si regalano le mille virtù della scrittrice francese non sono, a parer nostro, più che un ingegnoso complimento. Si sa quante volte il Goldoni si compiacque di costruire ideali legami tra i personaggi delle sue commedie e i dedicatari. Ma sia «la stimabile signora» che egli scrivendo la commedia aveva avuto sempre presente (Memorie, vol. II, cap. XXX) la Du Boccage o, come vuole il Malamani (Nuovi appunti, Venezia, 1887 pp. 175), «una dama veneziana», nessuna poteva davvero sentirsi gran che lusingata di ritrovarsi in questa ch’è una delle donne più fredde e men simpatiche del teatro goldoniano.

Non le opere poetiche, ma i ricordi dei suoi viaggi e le relazioni con celebri letterati assicurano oggi ancora a Mad. Du Boccage qualche pallida fama. Per tutto ciò che riguarda la Du B. e l’Italia cfr. D’Ancona, Viaggiatori e avventurieri, Firenze, 1911, pp. 389-406; Aldo Ravà, Intorno a Mad. D. B. e a’ suoi viaggi. Marzocco, 11 febbraio 1912; Calcaterra, Mad. D. B. e Francesco Algarotti, Riv. d’Italia, 15 giugno 1913). Ecco l’accenno al suo primo incontro col Goldoni contenuto in una lettera del 1 giugno 1757 da Venezia alla sorella: «Vous avez connu à Paris Joseph Farceli [sic, Tommaso Giuseppe Farsetti] noble Vénitien, homme de lettres. Son cousin du même nom, du même goùt, nous donna hier à diner avec Goldoni, célebre Auteur comique et la Comtesse Gozzi [Luisa Bergalli, moglie di Gasparo], qui a mis Térence en langue vulgaire, et s’est donné la peine de traduire et d’imprimer ma tragédie des Amazones en vers Italiens» (dalle Note di G. Mazzoni alle Memorie. Vol. II, p. 384). Le Amazzoni, unica opera teatrale della poetessa, avrebbero ispirato, afferma il Nostro, la sua Dalmatina (Mem., P. II, cap. XXXIV), di che si dirà a suo luogo. A Parigi il Goldoni frequentò, ben s’intende, il suo salotto, dove non era raro incontrare connazionali. «Il n’y a pas d’étranger qui, soutenu pai ses qualités on par ses talens, ne s’empresse en arrivant à Paris de lui faire sa cour» avvertono le Memorie (P. III, e. XXIII). Nelle quali la Du Boccage, morta appena nel 1802, poté leggere, certo non senza compiacimento, i propri elogi. Essa figura anche nella lista de’ sottoscrittori.

Nel viaggio alla volta di Parigi il Goldoni aveva avuto in consegna dall’Algarotti a Bologna un Calpurnio, che Giuseppe Farsetti inviava alla poetessa francese. A ciò sono parecchi accenni nel carteggio tra l’autore del Newtonianismo per le donne e la Du Boccage. Ma interesse maggiore offre qualche giudizio di lei sulla fortuna che il commediografo poteva incontrare a Parigi e sulle sue prime impressioni colà. «Goldoni ne nous a encore rien donné - scrive la Du B. il 30 febbraio 1763 - et plairoit difficilement ici, ou peu de gens entendent aisement l’italien, et en connoissent bien les moeurs, et Goldoni n’aura pas le temps ni les moyens de voir les nòtres de façon à nous faire rire de nos ridicules ressemblants: quand il aura débuté je vous en dirai davantage». E in calce alla stessa lettera: «...il n’est pas vrai que Goldoni n’ait pas débutè; il donna hier l’Amour paternel, qui reussit à moitiè: peu de gens ici peuvent juger du stile» . La lettera del 24 marzo parla della prima