Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/128

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Zelinda. Si, è vero, non ve lo nego.

Lindoro. E perchè la moglie non lo può confidare al marito ?

Zelinda. Perchè ho dato la mia parola d’onore di non parlare con chi che sia.

Lindoro. E nè meno con me ?

Zelinda. Con chi che sia.

Lindoro. Orsù, questa non è la maniera di procedere d’una mo- glie saggia ed onesta.

Zelinda. Lindoro, voi m’ offendete.

Lindoro. E maggiore di molto l’offesa che mi fate voi.

Zelinda. Che offesa ? che parlate d’ offesa ? Non sarebbe niente se non aveste contro di me del sospetto, e il vostro sospetto è parte di poco amore, e sono parecchi giorni che m’accorgo della vostra freddezza. Povera me ! chi l’avrebbe mai preve- duto ? Dopo un mese di matrimonio...

Lindoro. Non v’ è bisogno di tante smanie. Con due parole voi mi potete render tranquillo.

Zelinda. Che non farei per il mio caro marito ?

Lindoro. Ditemi quel che vi ha detto Fabrizio.

Zelinda. Credete voi che sia una donna d’onore ?

Lindoro. Lo credo.

Zelinda. Credete voi che una donna d’onore possa mancare alla sua parola ?

Lindoro. Queste sono delicatezze...

Zelinda. Sì, sono delicatezze, necessarie, immancabili a chi ha stima di sè e della propria riputazione. Son sicura di non of- fendervi, son sicura dell’ onesto modo mio di pensare e di agire, e non parlerò. Voi m’ insultate, ma pazienza. Un giorno verrete in chiaro della verità, e vi pentirete d’avermi insultata.

Lindoro. Quanto più vi difendete, tanto più mi date adito di dubitare.

Zelinda. Dubitare di me ?

Lindoro. Dubitare di voi.

Zelinda. Ingrato.

Lindoro. E non crediate di mettermi in soggezione perchè siete protetta dal padrone di questa casa... (scaldandosi)