Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/133

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come faceva, e che Fabrizio non sia il mezzano di questa tresca. F.d io resterò in questa casa a fronte di due nemici dell’ onor mio ? Soggetto ad un padrone che si burla di me, e mi vieta d’usare quell’ autorità ch’ogni legge m accorda ? No assolutamente, non Io vuo’ più soffrire. Voglio sortire di") questa casa, Zelinda è mia : mi dovrà seguitare. L’amo ancora questa perfida, questa ingrata, sì, l’ amo ancora, e 1 amo sempre a dispetto mio. Ma sia di me quel che piace al destino, voglio andarmene immediatamente. Son giovane, non manco d’abilità ; mio padre non mi potrà negar gli alimenti. La provvidenza non manca a nessuno : nasca quel che sa nascere, si ha da partire. Unirò le mie poche robe’-^’... Ha detto che queste ca- miscie sono mie, non le lascierò. (va mettendo la biancheria nella) cesta) Con quant’amore mostrava ella di lavorare per me ! quanta tenerezza pareva ch’ eli’ avesse per suo marito ! Ecco cosa sono le donne ! Sanno fìngere a questo segno, (levando) V ultima camiscia, trova la lettera) Che COS è questa carta ? Pare una lettera : ma non v’ è soprascritta, e non ci vedo sottoscrizione. Vediamo. Non la capisco. Pare scritta in fran- cese. Sfortunatamente per me, non capisco il francese. Ma chere a mie. (legge all’ italiana) Non comprendo cosa voglia dire questo ma chere. Oh quanto pagherei di poter capire ! Scommetto che in questa carta si contiene il segreto che le ha comunicato Fabrizio. Scommetto ch’ è una lettera di don Fla- minio. Zelinda intende il francese perfettamente, sa ch’ io non r intendo, e si fida di potermi meglio deludere ed ingannare, altrimenti non l’ avrebbe lasciata qui. Ma non potrei io ingan- narmi ? Non potrebbe essere una carta semplice ed indifferente? Che mai vuol dire ? Ma chere a mie ? cercherò un dizionario. Verrò in chiaro della verità. Sono in sospetto, ho ragione di esserlo, e vo’ tentar di chiarirmi. (continua a mettere nella cesta, e si mette la lettera in saccoccia) (I) Altre edizioni posteriori: Ja. (2) Ed. Zatta : robhe.