Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1922, XXI.djvu/140

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Filiberto. La signora non è in casa ; io non ho il tempo per aspettarla ; vorrei pregarvi di dirle ch’ io sono stato per rive- rirla, e per darle la risposta definitiva dell’ affare che m’ ha fatto l’onore di raccomandarmi.

Fabrizio. Perdoni, signore, non è ch’ io voglia mischiarmi negli interessi de’ miei padroni, ma se la dimanda è lecita, di qual affare si tratta ? Scusi, ho le mie ragioni per diman- darglielo.

Filiberto. Non so s’ ella voglia che ciò si sappia da tutto il mondo. Ditele dell’affare della vedova, e questo basta.

Fabrizio. Della vedova ? Le dimando umilmente perdono. E forse la vedova ch’ hanno proposto in moglie al signor don Flaminio ?

Filiberto. Oh siete dunque di ciò instruito ?

Fabrizio. Oh sì signore, li miei padroni hanno della bontà per me.

Filiberto. Bene dunque, si tratta di questo ; e direte alla signora donna Eleonora che la vedova ha accettate tutte le proposi- zioni, che riceverà in casa lo sposo, che gli fa donazione d’una parte de’ suoi beni, e che l’affare è concluso per parte sua.

Fabrizio. Signore, glielo dirò, ma vedendo vossignoria impegnato in questo affare... Filiberto, lo ci sono impegnato in grazia di donna Eleonora.

Fabrizio. Lo so benissimo ; ma temo che non riuscirà con onore.

Filiberto. Credete voi che don Flaminio ricuserà di prestarvi r assenso ?

Fabrizio. Ne dubito fortemente. Vede bene, un giovane come lui, sposare una vecchia di sessanta e più anni...

Filiberto. Si, ma è ricca, e gli farà donazione...

Fabrizio. E che bisogno ha il signor don Flaminio de’ suoi beni, e della sua donazione ? un figlio unico d’una ricca famiglia...

Filiberto. Non sapete, che più che si ha, più si vorrebbe avere ?

Fabrizio. Non pensano tutti nella stessa maniera. Credetemi, si- gnore, conosco il padrone, e so quel che dico.

Filiberto. Sento una carrozza fermarsi alla porta, mi pare...

Fabrizio. Sì certo ; è la padrona che torna.

Filiberto. Andrò a darle braccio, e le parlerò, (in alto di partire)